PASSAGGI
Il paesaggio cambia lentamente quando il giorno lascia spazio alla notte. Le percezioni di chi osserva cambiano altrettanto lentamente. Le forme si semplificano, si entra in una dimensione più silenziosa.
Durante lunghe esposizioni notturne utilizzo una torcia da alpinismo per illuminare brevemente parti della vegetazione, della roccia o del terreno. La luce viene applicata con movimenti rapidi, come una pennellata. L’intervento è minimo e temporaneo: non ricostruisce il paesaggio ma lo fa emergere per un istante dal buio, rivelandone forme e presenze che così acquistano un messaggio visivo nuovo, diverso da quello del giorno, diverso da quello della notte.
Il mio scopo è creare un dialogo tra tutti gli elementi.
"Passaggi" vuole parlare della trasformazione, della transitorietà e dell’atto del contemplare. La luce artificiale che uso non serve a creare un effetto ma a comunicare il mio modo di guardare il paesaggio.La bellezza che mi viene rivelata dipende da cose sottili. Per questo uso la luce con attenzione: cerco di rivelare come gesto di attenzione, di cura. Non voglio che queste fotografie siano spettacolari o dimostrative, desidero che rimangano contemplative, capaci spero di far nascere domande sul rapporto tra l’uomo e la natura. In alcune fotografie la mia luce artificiale imita la logica della luce naturale.
Quando cammino nel buio i soggetti mi vengono rivelati al momento, non costruisco l’immagine, la scopro: non voglio dominare il paesaggio, voglio incontrarlo. I soggetti che scelgo sono gli stessi che mi affascinano di giorno ed è come questi rispondono alla luce che mi affascina. Non uso la luce per mostrare il paesaggio ma per ascoltare come risponde alla luce con una pratica che potrei dire è l’opposto del light painting tradizionale.