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Questo progetto, che ha poi determinato l'uscita del libro "Torino  Milano - cinquanta fotografie senza mirino" edito da MUsumeci, nasce dal mio incontro con Giorgio Jano. Due fotografi torinesi, noi, molto diversi per età e per formazione.

 

Le fotografie sono scattate da me usando però una macchina fotografica costruita da Giorgio Jano.

Giorgio Jano, classe 1948, è uno specialista di fotografia di architettura e di archeologia, per questi settori ha progettato e costruito diversi strumenti speciali destinati a risolvere problemi specifici di ripresa e di visualizzazione.

 

Io, Pierpaolo Ottaviano, classe 1967, sono un fotografo che si occupa di fotografia di paesaggio urbano e architettura.

 

Dalla fortunata sintesi di queste diverse competenze è nato uno strumento speciale che, progettato e costruito da Jano a scopo inizialmente sperimentale e "accademico", è stato poi perfezionato con il mio contributo  fino a rivelarsi in grado di competere con successo con le poche e costose camere commerciali dello stesso settore.

Si tratta di una fotocamera analogica panoramica grandangolare costruita manualmente e con alcuni pezzi di recupero, che utilizza speciali pellicole 70 mm per fotografia aerea sia in bianco/nero che a colori, espressamente disegnata per la veduta di paesaggio urbano. Essa produce, per vedute a 360°, fotogrammi di grande formato 6x22 cm circa, suscettibili di forti ingrandimenti a ragione dell'accuratezza costruttiva nonché delle notevoli prestazioni dell'obiettivo decentrabile di cui è dotata, l'Apo-Grandagon 35 mm.

In questo lavoro si ritrovano  la passione per l’utilizzo di una cultura della fotografia che arriva dalla camera oscura, dallo sviluppo e dalla stampa chimica: la cultura analogica da cui sia io che Giorgio proveniamo, senza rinunciare all’utilizzo del digitale, anzi integrandolo nel processo produttivo.

Il negativo, dopo essere stato sviluppato, viene scansionato, lavorato nelle ombre e nelle luci e poi stampato fine art in grande formato con una stampante a getto di inchiostro su carta cotone con inchiostri ai pigmenti di carbone.

"La fotografia panoramica a 360° mette in relazione le architetture che stanno dietro con quelle davanti. In una foto si hanno tutte le situazioni di luce possibili. Il risultato ha le linee dritte solo in verticale, è un superamento delle due dimensioni senza arrivare a tre, ti consente e ti obbliga a considerare tutto quello che ti circonda.

Sono convinto che le sensazioni che produce lo sguardo, in un determinato punto e orientato in una determinata direzione siano anche la somma delle visioni verso le altre angolazioni. C’è sempre un soggetto dominante, ma è la sua relazione con tutti gli altri (le altre visioni) che produce l’esperienza visiva. La scansione dello spazio operata dalla macchina di Giorgio ha caratteristiche tecniche uniche e riproduce questo processo cognitivo. Il risultato è influenzato sia dal punto da cui si scatta, poiché da esso dipende la relazione tra i volumi delle architetture, sia dal punto da cui inizia la scansione, in quanto questo determina quale sarà il soggetto dominante." Piero Ottaviano