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"La casa del mio amico palomar"
Da questa casa pericolante e meravigliosa, affacciata sul Malecon, è partito tutto il progetto di Barrio San Leopoldo. Ci sono passato davanti decine di volte prima e ogni volta vi trovavo, fermo sul mancorrente del terrazzo al primo piano, un piccione bianco. La cosa mi pareva quasi magica. Come se mi aspettasse quel piccione. Quel palazzo, con quell'aspetto un po spettrale ma anche fantastico, come si possono immaginare i palazzi in certe fiabe con principesse, streghe cavalieri, mi poneva in bella vista un piccione bianco, quasi a dirmi che tutto, tutte le forze di questo universo, di qualunque segno, convivono. E questa è un po la metafora di Cuba per me. Così, quando il progetto è partito, mi sono fiondato li a fare il primo scatto, all'ora blu. L'avevo gustata tante volte l'ora blu lì. Il bianco pennuto era li, anche questa volta, fermo. Posiziono la camera il più velocemente possibile, ma le camere di Giorgio non sono veloci da posizionare, non hanno il mirino e per rispettare il parallasse con l'edificio è tutto un balletto di sguardi, mire, contromire e poi preghiera di esserti posizionato giusto. Il piccione sempre li, fermo. Faccio lo scatto. Lui li. Ritiro la macchina e quando mi volto vola via. Giorni dopo ho raccontato a Billy, il mio recente amico dirimpettaio, l'accaduto e lui subito mi dice: "ma certo! li abita un ragazzo, da solo, è un palomar!"
I palomar sono gli allevatori di piccioni viaggiatori, una passione comune a molti cubani che ne traggono divertimento e anche un pò di business. Billy subito si prodiga per farmelo conoscere, gli parla, gli racconta che un fotografo italiano si è innamorato della sua casa, che vorrebbe incontrarlo e lui accetta. Lo incontro, è un ragazzino, avrà 14 forse 16 anni e mi invita a vedere casa sua e io sono emozionatissimo perchè intanto mai avrei potuto pensare che in un simile edificio diroccato potesse abitare qualcuno e poi perchè addirittura ne stavo per vedere l'interno, stavo per vedere il suo mondo. Entro sento che sto per commuovermi, ma naturalmente non posso farlo vedere. Il ragazzino vive solo, la sua camera da letto è curata nell'angolo dove dorme, un piccolo comodino affianco al letto, una candela, niente luce elettrica, tutta la casa è buia, lui mi chiede di usare il mio cellulare con la torcia, anche per evitare di farsi male. La casa come spazi potrebbe essere stupenda. Non faccio nessuna foto, la sua intimità mi appare qualcosa di sacro. Gli chiedo di portarmi sul terrazzo, la vista è magica, rincuorante, è un abbraccio. Mi racconta dei suoi piccioni, del più ubbidiente, di quello meno. Il bianco non è li. Lo ha mandato in un posto. Gli chiedo se posso fargli un ritratto. Ne faccio uno con la macchina di Giorgio, per il progetto, uno con la digitale, per poterlo fotografare in azione, con un suo piccione e mentre lancia il piccione verso una qualche destinazione. Chiaccheriamo ancora un pò, mi dice che ho una bella t-shirt. Ci salutiamo. Ci rivedremo varie volte. Dopo averlo incontrato, quando passo vedo sempre lui affacciato. Il suo nome non lo ricorderò, ero troppo emozionato quando ci siamo presentati. Lo chiederò a Billy una volta tornato in Italia, niente neanche lui lo sa. Mi dispiace tantissimo non poter scrivere il suo nome sotto le foto. Lo chiamerò il mio amico palomar
I palomar sono gli allevatori di piccioni viaggiatori, una passione comune a molti cubani che ne traggono divertimento e anche un pò di business. Billy subito si prodiga per farmelo conoscere, gli parla, gli racconta che un fotografo italiano si è innamorato della sua casa, che vorrebbe incontrarlo e lui accetta. Lo incontro, è un ragazzino, avrà 14 forse 16 anni e mi invita a vedere casa sua e io sono emozionatissimo perchè intanto mai avrei potuto pensare che in un simile edificio diroccato potesse abitare qualcuno e poi perchè addirittura ne stavo per vedere l'interno, stavo per vedere il suo mondo. Entro sento che sto per commuovermi, ma naturalmente non posso farlo vedere. Il ragazzino vive solo, la sua camera da letto è curata nell'angolo dove dorme, un piccolo comodino affianco al letto, una candela, niente luce elettrica, tutta la casa è buia, lui mi chiede di usare il mio cellulare con la torcia, anche per evitare di farsi male. La casa come spazi potrebbe essere stupenda. Non faccio nessuna foto, la sua intimità mi appare qualcosa di sacro. Gli chiedo di portarmi sul terrazzo, la vista è magica, rincuorante, è un abbraccio. Mi racconta dei suoi piccioni, del più ubbidiente, di quello meno. Il bianco non è li. Lo ha mandato in un posto. Gli chiedo se posso fargli un ritratto. Ne faccio uno con la macchina di Giorgio, per il progetto, uno con la digitale, per poterlo fotografare in azione, con un suo piccione e mentre lancia il piccione verso una qualche destinazione. Chiaccheriamo ancora un pò, mi dice che ho una bella t-shirt. Ci salutiamo. Ci rivedremo varie volte. Dopo averlo incontrato, quando passo vedo sempre lui affacciato. Il suo nome non lo ricorderò, ero troppo emozionato quando ci siamo presentati. Lo chiederò a Billy una volta tornato in Italia, niente neanche lui lo sa. Mi dispiace tantissimo non poter scrivere il suo nome sotto le foto. Lo chiamerò il mio amico palomar

"Il mio amico palomar"
Quella vista, quell'aria calma, quell'armonia, era come se riportasse giustizia. Un popolo colto, piegato dall'embargo, ecco il primo pensiero che ho avuto è stato che ero contento che una vista così, che pochi di noi si possono permettere, ce l'avesse lui, il mio amico palomar.

"Qui, una volta, viveva una contessa"
Billy abita affianco, è un signore il cui aspetto inganna l'età, come capita con molti cubani. Ci siamo conosciuti perchè i nostri sguardi si incrociavano spesso mentre uscivo dal portone di fronte alla porta di casa sua. Cosi ci si scambiava un accenno di saluto, fino a quando, un giorno, abbiamo iniziato a chiaccherare e, dopo qualche istante, è arrivato il suo gentile invito ad entrare in casa. Tra il parlare di tutto, di fronte ad un caffè, Billy mi racconta che affianco a lui , nella casa pericolante dove giorni prima mi ero arrampicato, una volta, ci viveva una contessa. Mi racconta che la contessa si affacciava spesso al balcone del primo piano, che c'erano belle feste la sera e che la gente che passeggiava sul Malecon ammirava la casa. Anche Billy ha due piani in casa sua, perchè la casa è praticamente la stessa, ma il piano di sopra è troppo pericoloso ormai, potrebbero verificarsi dei crolli dal tetto così, mi dice, non ci va più da anni.

"La casa dove viveva una contessa, la sera"
Inserita in un contesto così contaminato, vissuto, attraversato da tanti cambiamenti, la casa dove, una volta, viveva una contessa, si vede così dalla passeggiata del Malecon. La ammiravano, ai tempi, durante la classica passeggiata serale sul Malecon, il rito fisso da sempre della sera all'Havana.

"La casa dei sarcofaghi"
La casa chiamata "dei sarcofaghi" è quell'edificio al centro dell'immagine che ne buca la parte alta perchè la ripresa, nonostante sia fatta con un 47mm decentrato al massimo, non aveva abbastanza campo. E' stato costruito nel 1954, è il più alto della sezione tra Galiano e Prado, ha 15 piani e questo numero, quindici, va memorizzato, tra poco capirete perchè.
I locali che mi hanno raccontato questa storia lo hanno sempre fatto con molto gusto, alcuni con l'aria di confidarmi un segreto, un pettegolezzo, altri con il tono di chi mi stava consegnando un pezzo di storia del quartiere.
La storia è questa: Il costruttore di questo palazzo aveva una figlia che amava moltissimo. Un giorno, di quelli in cui l'oceano di fronte al Malecon sprigiona tutta la sua forza e la sua bellezza, con onde che infrangendosi sul muro di contenimento ricadono con migliaia di spruzzi e cavalloni sulla strada, la figlia, proprio nel punto dove sorge il palazzo, venne risucchiata dalle onde. Aveva 15 anni. Il padre, distrutto dal dolore, costruì proprio li il palazzo, lo fece di 15 piani, come gli anni della figlia e il balcone di ogni piano lo fece a forma di bara.
Quando ho fotografato il palazzo non conoscevo questa sua storia, quindi solo dopo mi è apparsa la forma dei balconi, terribilmente identica a quella di una bara. C'è chi dice che non ci siano mai state disgrazie famigliari ma che l'idea originaria dell'architetto fosse quella di creare un'opera che trasmettesse la sensazione a chi stava all'interno di trovarsi in una nave da crociera.
Non ho cercato la verità, a me interessa come l'architettura influenzi la vita degli uomini e viceversa e qui mi pareva si evidenziasse proprio una buona metafora di questa idea.
I locali che mi hanno raccontato questa storia lo hanno sempre fatto con molto gusto, alcuni con l'aria di confidarmi un segreto, un pettegolezzo, altri con il tono di chi mi stava consegnando un pezzo di storia del quartiere.
La storia è questa: Il costruttore di questo palazzo aveva una figlia che amava moltissimo. Un giorno, di quelli in cui l'oceano di fronte al Malecon sprigiona tutta la sua forza e la sua bellezza, con onde che infrangendosi sul muro di contenimento ricadono con migliaia di spruzzi e cavalloni sulla strada, la figlia, proprio nel punto dove sorge il palazzo, venne risucchiata dalle onde. Aveva 15 anni. Il padre, distrutto dal dolore, costruì proprio li il palazzo, lo fece di 15 piani, come gli anni della figlia e il balcone di ogni piano lo fece a forma di bara.
Quando ho fotografato il palazzo non conoscevo questa sua storia, quindi solo dopo mi è apparsa la forma dei balconi, terribilmente identica a quella di una bara. C'è chi dice che non ci siano mai state disgrazie famigliari ma che l'idea originaria dell'architetto fosse quella di creare un'opera che trasmettesse la sensazione a chi stava all'interno di trovarsi in una nave da crociera.
Non ho cercato la verità, a me interessa come l'architettura influenzi la vita degli uomini e viceversa e qui mi pareva si evidenziasse proprio una buona metafora di questa idea.

"Il Malecon, la sera"
Credo esista il "mal d'Africa", quella sorta di dipendenza in cui cadi dopo averci viaggiato dentro. Quindi esisterà anche il “mal dei tropici" ma io sono stato colpito da un male ben definito il "mal del Malecon". Ormai ci sono dentro e non voglio neanche guarire. le emozioni di una passeggiata serale sul Malecon sono tante e diverse, a me infondeva calma, mi dava la sensazione di sentire ogni frazione infinitesima del mio vivere e della vita più in generale. Sentivo sacra la mia umanità e quella di tutti.

"Hotel Deauville"
l'Hotel Deauville si trova all'incrocio tra il Malecon e Galliano.
Nel realizzare questo progetto ho pensato di documentare la parte di edifici che si affaccia sul Malecon del quartiere Barrio San Leopoldo come una sequenza panoramica continua, come per allargare lo sguardo seguendo il principio stesso delle camere che ho utilizzato.
Il tratto di lungomare nel cuore del Barrio San Leopoldo, tra Paseo del Prado e Belascoain lo ritroverete così dunque, una foto di seguito all'altra.
Hotel Deauville si trova alla sinistra della casa del mio amico palomar e da questa foto quindi procederemo verso sinistra, mare alle spalle fino a incontrare Paseo del Prado. Farò anche qualche deviazione verso l'interno, per descrivere il quartiere.
Nel realizzare questo progetto ho pensato di documentare la parte di edifici che si affaccia sul Malecon del quartiere Barrio San Leopoldo come una sequenza panoramica continua, come per allargare lo sguardo seguendo il principio stesso delle camere che ho utilizzato.
Il tratto di lungomare nel cuore del Barrio San Leopoldo, tra Paseo del Prado e Belascoain lo ritroverete così dunque, una foto di seguito all'altra.
Hotel Deauville si trova alla sinistra della casa del mio amico palomar e da questa foto quindi procederemo verso sinistra, mare alle spalle fino a incontrare Paseo del Prado. Farò anche qualche deviazione verso l'interno, per descrivere il quartiere.

"Hotel Deauville"
Hotel Deauville e la strada Galliano con vista verso il Malecon. L'Hotel Deauville in quel momento era chiuso causa le perdite ingenti dovute al Covid.

"Teatro America, Galliano"
Leggere la parola America, che istintivamente richiama gli USA, come nome di uno dei più importanti teatri della scena artistica cubana, ha creato in me un cortocircuito visivo, un paradosso emozionale.
Il luogo dell'arte, che si pensa libera per definizione, chiamato con il nome che risuona come quello di chi, da piu di 60 anni, limita le libertà di Cuba. Il contrasto stridente fra l'immaginario dell'America ricca, opulenta e le file delle persone in coda per "la libreta" affianco al teatro. Ho sentito mancarmi il fiato.
Il suo design, sia interni che esterni, ha referenze ineccepibili nel Rockefeller Center e Radio City Music Hall, entrambi di New York. Nel 1991 ha subito un restauro ed è stato successivamente dichiarato il Music Hall dell'Avana.
Il luogo dell'arte, che si pensa libera per definizione, chiamato con il nome che risuona come quello di chi, da piu di 60 anni, limita le libertà di Cuba. Il contrasto stridente fra l'immaginario dell'America ricca, opulenta e le file delle persone in coda per "la libreta" affianco al teatro. Ho sentito mancarmi il fiato.
Il suo design, sia interni che esterni, ha referenze ineccepibili nel Rockefeller Center e Radio City Music Hall, entrambi di New York. Nel 1991 ha subito un restauro ed è stato successivamente dichiarato il Music Hall dell'Avana.

"Il Malecon, di giorno"
A sinistra dell'Hotel Deauville, mare sempre alle spalle.
Questi spazi vuoti visivi tra gli edifici sono frequenti sul Malecon, sono dovuti a crolli o demolizioni di fabbricati pericolanti. Le aree sanate a volte vengono destinate a nuove costruzioni, anche se da anni ormai l'amministrazione non ha più fondi sufficienti.
Questi spazi vuoti visivi tra gli edifici sono frequenti sul Malecon, sono dovuti a crolli o demolizioni di fabbricati pericolanti. Le aree sanate a volte vengono destinate a nuove costruzioni, anche se da anni ormai l'amministrazione non ha più fondi sufficienti.

"Il Malecon, la sera"
Proseguendo verso sinistra, sempre mare alle spalle.

"Il Malecon, di giorno"
Lo stesso punto della foto precedente ma di giorno.

"Il Malecon, la sera"
Sotto i portici, una rivendita di prodotti alimentari e casalinghi, unica luce artificiale del palazzo, completamente abitato. Tutti i palazzi che si affacciano sul Malecon, per quanto pericolanti possano essere, in qualche modo sono abitati. Guardate la differenza di stile tra le due palazzine una appoggiata all'altra, la storia dell'edilizia del quartiere ci parla ad ogni passo sul Malecon.

"Il Malecon, la sera"
Punto di ripresa a sinistra, del precedente, alle spalle sempre il mare.

"Il Malecon, di giorno"
Punto di ripresa a sinistra, del precedente ma di giorno, alle spalle sempre il mare.

"Il Malecon, di giorno"
Punto di ripresa a sinistra, del precedente, inizia a comparire la "casa dei sarcofaghi", alle spalle sempre il mare.

"Il Malecon, di sera"
Punto di ripresa a sinistra, del precedente, la "casa dei sarcofaghi" scompare sulla destra, alle spalle sempre il mare.

"La casa di Billy"
Invertiamo ora il percorso e passiamo alla destra della casa del mio amico palomar.
In sequenza, verso destra, mare alle spalle, abbiamo la casa dove una volta viveva una contessa, che abbiamo gia visto,ecco, questo è il retro della casa dove una volta viveva una contessa, la casa di Billy, quella al centro-destra. Si può vedere la parte pericolante del tetto di cui parlava.
La strada che percorre la foto da destra a sinistra è San Lazaro.
In sequenza, verso destra, mare alle spalle, abbiamo la casa dove una volta viveva una contessa, che abbiamo gia visto,ecco, questo è il retro della casa dove una volta viveva una contessa, la casa di Billy, quella al centro-destra. Si può vedere la parte pericolante del tetto di cui parlava.
La strada che percorre la foto da destra a sinistra è San Lazaro.

"Projecto Espacios"
Torniamo mare alle spalle sul Malecon, a destra della casa della contessa.
Le tre vele architettoniche che potete vedere nella parte sinistra dell'immagine fanno parte del Projecto Espacios". Il Malecón è un simbolo dell'Avana, uno dei segmenti urbani più solidi e compatti della città. Questa continuità è stata intaccata negli ultimi anni dal crollo di alcuni edifici, che non hanno saputo resistere alle ingiurie della natura e del tempo. Le istituzioni così hanno lanciato un piano di risanamento che si è concluso nel 2002 e sono state ristrutturate 1645 abitazioni. Projecto Espacios ha rivolto il suo sguardo verso quegli spazi diventati vuoti a causa dei crolli e occupati da costruzioni provvisorie per la vendita di alimenti, proponendo la costruzione di architetture effimere che completino il profilo delle facciate su strada, e che offrano un'immagine rinnovata di un'area importante della città. Il risultato di questo lavoro collettivo sono cinque strutture metalliche e tele lungo il tratto del Malecón tra Paseo del Prado e Belascoaín.
Le tre vele architettoniche che potete vedere nella parte sinistra dell'immagine fanno parte del Projecto Espacios". Il Malecón è un simbolo dell'Avana, uno dei segmenti urbani più solidi e compatti della città. Questa continuità è stata intaccata negli ultimi anni dal crollo di alcuni edifici, che non hanno saputo resistere alle ingiurie della natura e del tempo. Le istituzioni così hanno lanciato un piano di risanamento che si è concluso nel 2002 e sono state ristrutturate 1645 abitazioni. Projecto Espacios ha rivolto il suo sguardo verso quegli spazi diventati vuoti a causa dei crolli e occupati da costruzioni provvisorie per la vendita di alimenti, proponendo la costruzione di architetture effimere che completino il profilo delle facciate su strada, e che offrano un'immagine rinnovata di un'area importante della città. Il risultato di questo lavoro collettivo sono cinque strutture metalliche e tele lungo il tratto del Malecón tra Paseo del Prado e Belascoaín.

"Murales cubano"
Questo è la parte posteriore della foto precedente,
sempre su San Lazaro.
sempre su San Lazaro.

"Perseverancia"
Incrocio Perceverancia - San Lazaro.
Ho fotografato in tantissime condizioni questo edificio fatiscente sulla sinistra e poi una sera mi sono accorto che era totalmente abitato. le persone occupano la parte degli appartamenti subito dopo quei buchi che sembrano terrazze aperte. In particolare abita il proprietario di una bellissima Chevrolet blu scuro con capote bianca castomizzata "cubana2 naturalmente, che la sera diffonde, grazie a un sistema a led, una luce blu satura da sotto la scocca. Immaginate sotto questo abitato, praticamente senza illuminazione stradale, questa chevrolet parcheggiata che irradia luce blu.
Ho fotografato in tantissime condizioni questo edificio fatiscente sulla sinistra e poi una sera mi sono accorto che era totalmente abitato. le persone occupano la parte degli appartamenti subito dopo quei buchi che sembrano terrazze aperte. In particolare abita il proprietario di una bellissima Chevrolet blu scuro con capote bianca castomizzata "cubana2 naturalmente, che la sera diffonde, grazie a un sistema a led, una luce blu satura da sotto la scocca. Immaginate sotto questo abitato, praticamente senza illuminazione stradale, questa chevrolet parcheggiata che irradia luce blu.

"San Lazaro entre Perceverancia e Lealtad"
Cosi si usa definire i luoghi all'Avana,

"Incrocio Lealtad Virtudes"
Lealtà e prima perseveranza, lungo la strada delle virtù sono questi gli incroci all'Avana.

"Incrocio Perceverancia Lagunas"
Questi assembramenti di persone, di fronte a qualcosa senza insegna, sono frequenti a Cuba ed io inizialmente li trovavo misteriosi, non rispondevano a nessuno dei nostri codici occidentali. Qui le code le fai in posta, in banca, al pronto soccorso, davanti ai negozi, ai musei...ma li non decodificavo, perche non c'era nulla a farmi comprendere

"Cancha store in Galiano"
Quello che mi colpiva girando per il barrio erano proprio questi accostamenti tra architetture.
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